Ciao a tutti,

Mi chiamo Hanna, vengo dalla Polonia, di Danzica, ed ero seconda volontaria dello SVE al Buena. Quando sono stata al Buena ho scritto due volte due piccoli racconti del mio soggiorno in Italia. Adesso, quando sono passati quasi tre anni e sono piu grande, piu matura (spero ;) ), ho piu responsabilita’, piu’ problemi, ho una vita diciamo “seria”, ma in qualsiasi posto ci sono tengo la Buenaventura nel mio cuore, ricordo i miei cari amici, ricordo eventi, ricordo tutti momenti belli e credo di non dimenticarli mai.

Lo SVE e’ stato speciale per me, mi ha aiutato ad diventare chi sono adesso.

Grazie.

Eccoli. Le mie piccolo storie:

09.2003:

“Qui voglio scrivere mie impressioni, vorrei scriverle sinceramente ed abbastanza semplicemente (mie “opere” sono sempre difficile per leggerle perché scrivo molto caoticamente ed questa è in più in italiano… e tutti lo sanno che non lo conosco perfettamente).

Ho trovato un foglio che ho scritto in fine luglio e prima voglio riscriverlo.

“Sono ormai tre settimane che sono in Italia. Tanto o poco? Dipende. Mi sembra come sono passate qualche giorno. Ancora sento strano, ma certamente non così come al inizio, quando sentivo come extraterreste ;) .

Era molto facile – prendere decisione per fare volontariato, anzi posso dire che questa era una decisione molto spontanea. Avevo quattro progetti da scegliere. Ho scelto un progetto Buena – Xena, inoltre pensavo che questo era una bella cosa.

La decisione non e’ stata facile perché all'inizio del marzo ero sicura che potevo fare un progetto nel Sud Italia, in un piccolo paesino con 1400 abitanti. Avevo un po’ paura di noia e preferivo fare un progetto a Castelfranco, allora aspettavo, aspettavo, aspettavo…. Loro (direttivo di Buena) hanno preso decisione nell’ultimo momento. Ero molto nervosa e un po’ arrabbiata, ma ho rischiato. Ero molto felice quando ho ricevuto un messaggio da Emiliano (da Xena, da Padova) con il risultato. Tanta, tanta burocrazia e poi aspettare che Agenzie Nazionali accetteranno la mia partecipazione in quel progetto. In fine del maggio lo sapevo: “In luglio andrò in Italia e ci resterò sei mesi”. E dopo ho iniziato a pensare. Pensavo: che questa decisione era giusta, che riuscirò a farlo, che tutto sarà bene. Non ero capace di rispondere alle queste domande. Ma questi dubbi, li ho avuto soltanto qualche volta e sempre era un'emozione più forte: grande felicita che vado!”

Questo è tutto che ho scritto un mese e mezzo fa. Adesso devo finire.

Lo so, che qui dovrei scrivere le cose che sono successe in Italia, ma per fare capire mio stato d’animo, mio comportamento quando sono arrivata qua, devo scrivere da una cosa che è successa in Polonia. Ricordo bene, era l’ultimo giorno del giugno. Un giorno come altre. Sono tornata dal dentista, ero un po’ stanca. Ho fatto piccolo pisolino, anche mia madre dormiva. Poi mia sorella maggiore ha detto che qualcosa è successo con nostra madre, in fatto lei guardava a me e non mi riconosceva. Ero innervosita. Ho chiamato mio padre, abbiamo chiamato ambulanza.

Nell’ospedale hanno fatto tutti esami e tomografia ha dato una brutta risposta: molto seria emorragia. Ricordo una medica, lei era così fredda, così concreta. Lei ha detto: questa signora può guarire ma anche può morire, sapremo tutto tra cinque giorni, perché questi giorni tutto può succedere. Questa frase era come una sentenza.

Questi giorni piangevo, non dormivo, non mangiavo.

Mio padre. Il più buona persona che conosco. Disoccupato da sette mesi, con moglie nell’ospedale in un grave stato. Avete mai visto vostri padri piangenti, ripetenti: perché? Io ho visto, e credetemi, è una delle più tristi cose che posso immaginare, vedere un uomo 58 anni chi sta piangendo vicino suo fratello.

Per fortuna, pericolo è passato, ma mia madre doveva stare in ospedale sei settimane e primi quarti senza muoversi, sdraiata. Ogni giorno andavamo da lei per darle il pranzo, per parlare con lei.

In questa situazione non volevo andare in Italia. Ho pensato che adesso non posso lasciare mia famiglia. Ero arrabbiata. Con che cosa? Non lo so. Arrabbiata con vita, con destino. Perché questo è successo prima di partire a Castelfranco? Ero così felice che sarei andata in Italia. In questo momento tutto era contro di me. Non volevo andarci, almeno non allora. Tutti di Buena e di Xena mi hanno detto che potevo rimandare mia partenza. E qui mio padre ha mostrato per la successiva volta che è un uomo sapiente e ragionevole. Lui mi ha detto: “tu devi partire, sempre volevi farlo, questa occasione può non ripetere, in più qui tu non puoi fare tanto per aiutarmi e non mi lasci da solo, sono le tue sorelle”.

Allora sono partita.

Primo volo. Primo giorno all’estero senza polacchi, senza amici. Ho avuto paura? Penso di no. Ero più emozionata che spaventata.

Con quaranta chili di bagagli stavo cercando il pullman a Padova e poi durante viaggio, già nella terra italiana, avevo due pensieri nella mia testa. Primo, che sono tanto felice ed altro, che ho paura che non ce la faccio.

A Padova mi aspettava Emiliano. Vero uomo, prima conosciuto soltanto via posta elettronica. Simpatico italiano con la barba, vestito non formale, un po’ hippy.

Siamo andati a Xena, lui mi ha presentato qualche persona. Dopo abbiamo fatto una piccola passeggiata (io avevo bisogna a muovermi dopo il viaggio) e siamo andati a Castelfranco Veneto, a Buenaventura.

Ricordo quasi tutto all'inizio. Ho conosciuto il mio tutore – Francesco, un altro volontario, spagnolo – Viktor. Tutti con le barbe e per fortuna tutti molto informali. Mi hanno offerto tipico drink veneto – sprizz (un gusto mi sembrava molto strano) e birra (allora ho sentito come a Danzica, con miei amici). Poi ho conosciuto Devid, chi è stato in Polonia, Mauro, il barista e Hicham, marocchino chi anche abitava qui. Dopo non ricordo nessuno; decine dei visi, centinaia delle parole che non ero riuscita a capire.

Non ho mai pensato che ero brava in italiano, ma all'inizio sembrava come altra lingua che ho studiato quattordici mesi in Polonia, non potevo capire le parole semplicissime. Tutti parlavano così velocemente usando dialetto (che non capisco anche oggi). Ho dovuto chiedere di parlare molto lentamente ed anche molto chiaramente. Ricordo che una persona mi ha detto che non parlo tanto, che sono taciturna, ma come potevo parlare quando era molto faticoso per almeno capire e per esprimermi era quasi impossibile.

Stanca, stanchissima. Da sola nonostante che tra gente, attorna (???) con le persone completamente nuove, chi parlano italiano, con problemi apparentemente lasciati in casa, in Polonia, ma davvero presi qua, nella mia testa.

Dentro di me è stato un uragano. Uragano dei pensieri, delle emozioni. Ho sentito troppo emozionata, tanto confusa, stordita.

Buenaventura. Un posto molto speciale, un po’ simile da uno che frequentavo otto anni fa, che amavo, allora mi è piaciuta. Ma quando ho visto mia stanza, il mio asilo per prossimi sei mesi, ero un po’ spaventata. Piccola, bassissima e sporca (poi ragazzi hanno detto che era pulita, allora sono contenta che non l’ho vista prima). Senza letto, senza armadio e senza almeno una sedia. Ho pensato che questo sarebbe stata un'avventura veramente estrema.

Primi giorni vivevo come in un sogno. Non ero sicura che una vita che avevo era mia, non potevo credere che è veramente mia. Quando mi svegliavo mattina, pensavo che forse tutto questo era un sogno e quando aprirò miei occhi vedrò mio soffitto, mio letto, mio quadro sulla parete, mio computer, insomma – mia stanza a casa mia, in mio paese. Ma quando aprivo gli occhi, niente cambiava, ero in Italia e dovevo abituarmi a questa nuova vita.

Per me è stato molto difficile trovare il mio posto. Sentivo molto strana e sola. Questi primi giorni ma hanno aiutato tanto Francesco, Viktor, Alberto, Hicham ed Anna. Queste persone sempre mi hanno fatto la compagnia, che è stato molto importante per una persona che non conosceva nessuno.

Devo anche scrivere, che tutti che ho conosciuto erano (e sono) molto, molto simpatici. Sono sicura, che grazie a loro tutto è stato molto più facile e questo periodo d'adattamento è stato più breve.

Ora sento benissimo, sono contentissima. Non so che non sbaglio se scrivo che ho trovato nuovi amici qui, ma sento così. Lo so, che ci sono le persone con quale posso parlare di tutto, posso trovare aiuto, posso divertirmi.

Adesso mi dispiace che sono già passate due mesi e restano solo quattro.

Ma purtroppo è sempre così, quando tu senti bene, tempo vola………

Hanna, Settembre 2003

01.2004:

“Adesso, quando sono quasi in partenza è tempo per sommare il mio soggiorno in Italia.

Ovviamente erano anche i momenti tristi, ma ricordo soprattutto questi belli, meravigliosi, questi che non li dimenticherò mai.

Tra poco sarò a casa, con gli amici polacchi, con la mia famiglia, con il mio gatto. Potrò andare a fare passeggiata con la mia mamma, che adesso sta in casa (quando partivo era ancora nell’ospedale). Andrò con la mia bicicletta al “mio” mare. Incontrerò con gli amici al nostro bar preferito. Chiacchiererò con le mie sorelle.

M’iscriverò alla palestra (per tornare in forma e buttare via tutti chili che mi ha regalato buonissimo cibo italiano). Andrò al questo cinema dove di solito frequento. Probabilmente andrò ad iscrivermi all’ufficio del collocamento (che vita dura).

Peccato che non potrò parlare con mio padre del suo nuovo lavoro, perché non l’ha ancora trovato.

Tornerò con la speranza che in fine tutto andrà bene? Non lo so. Adesso ho un po’ paura del mio ritorno. Perché? Non lo so. Mi rendo conto del fatto che io ho fatto un’esperienza completamente diversa che vita dei miei amici, ma anche le loro vite sono cambiate, sono successe tutte le piccole cose che costruiscono nostra esistenza ed io non le ho viste, allora sono disinformata anzi direi scostata.

Ho paura che nella Polonia sarà peggio che c’era quando partivo, lo so che con lavoro non è niente cambiato ed è sempre difficilissimo trovarlo.

Ma basta scrivere dalle cose che mi aspetteranno in Polonia, avrei dovuto scrivere al mio volontariato in Italia.

È stata un’esperienza bellissima. Ho imparato italiano (ma ancora non sono contenta, rendo conto che dovrei parlare molto meglio). Ho viaggiato un po’, ho visitato meravigliose città d’arte, stupende montagne, bellissime costiere. Sono stata ai paesi che sono vicino come: Asolo, Bassano, Cittadella, Marostica, Padova, Treviso, Venezia, Belluno, ma anche questi più lontani: Milano, Genova, Modena, Bologna, Firenze, Siena, Verona, Cortina d’Ampezzo, Napoli, Capri. Ho conosciuto tanta gente. La gente brava, simpaticissima con cui spero che c’incontreremo in futuro.

Tutti mi chiedono cosa farò in Polonia. Che domanda difficile! Mi dicono anche per tornare, che cari! Non dico che non tornerò. Non so. Siccome in Polonia è grande disoccupazione forse proverò a trovare lavoro all’estero. E perché no in Italia?! Adoro vostro paese, mi piace la gente, la lingua, la cucina, la natura.

Adesso qualcosa si finisce, ma ovviamente qualcosa si comincia. Queste prossime settimane saranno difficili perché dovrò prendere tante decisioni, decidere cosa voglio fare, dove voglio stare, ecc ecc.

Insomma sono contentissima che ho deciso di fare quest’esperienza qua. È stato veramente meraviglioso conoscervi tutti.

Grazie per la compagnia, per l’amicizia, per tutte le feste, per tutte le risate, per i consigli, per l’aiuto, per ogni momento. Grazie per tutto e… ci vedremo ;)

Hanna, Gennaio 2004