MASSIMO DEL PAPA da www.babysnakes.splinder.com

MAI TARDI TOUR – diario di viaggio/6
Buenaventura, Castelfranco Veneto, 29 novembre 2007


Lo spettacolo è finito da poco e ce l'ho ancora negli occhi, finalmente solo in questa stanza di un posto mai sospettato, a raccontarmi sul letto; di là, si sentono ancora le voci di chi mi ospita. Siamo al Buenaventura di Castelfranco Veneto, un centro autogestito che, nella sua confusione somma, traspira calore e coraggio: a giorni dovranno sgombrare, il Comune non rinnova l'affitto, ma ogni cosa qui, ogni muro, ogni crepa trasuda cuore. È un posto strano, anarchico, ma non aggressivo: la gente è sempre cordiale, amichevole, si direbbe una regola non scritta e condivisa da tutti. A loro questa sera ho dedicato “Il sale della terra”....(continua)

È uno dei pregi di questo faticoso rotolare per l'Italia in tour, la continua scoperta di luoghi, sorrisi, occhi, gente che lotta per qualcosa, che ha ancora una speranza da difendere... e anche di palchi inaspettati, a volte incredibili: quello di stasera sembrava una cantina punk del '77. Abbiamo cominciato acustici, perché il fonico, Matteo, un ragazzo magrissimo e allampanato, di grande sensibilità, s'era attardato in cucina, dove avevo spizzicato qualcosa poco prima, mentre Paolo ha preferito intrattenersi coi suoi fans a fumare e chiacchierare. Lui, poi, ha suonato come e meglio di sempre e diventa ogni volta più complicato stare al passo con le sensazioni che è capace di scatenare. Ma l'intesa migliora ogni sera, anche lui era contento, io sentivo sotto le mie parole il cuscino morbido dei suoi suoni e non dovevo preoccuparmi di niente: mi sentivo leggere, davvero. Sono fortunato, ogni volta posso gustarmi un concerto di Benvegnù e direttamente sul palco!
Io ho proposto diverse cose nuove, con tre inediti fra cui un ricordo di mio padre, che mi ha distrutto. Prima di leggerlo mi sono avvicinato a Paolo e gli ho sussurrato: “Fammi solo una eco, un sibilo leggero e se non ce la faccio vienimi a prendere”. Infatti ho vacillato, ma sono arrivato in fondo. Lui ha capito tutto e ci ha messo quella sua sensibilità musicale che lo rende unico. Superlativo. Il pubblico è stato parte dello spettacolo, ha applaudito sempre, c'era un'atmosfera complice, con le luci in faccia non vedevo nessuno ma li sentivo sorridere, commuoversi, li sentivo volerci bene. Tra un brano e l'altro ho parlato pochissimo, non ne avevo voglia, ma tutto è filato via bene, veloce, senza intoppi. Abbiamo cominciato alle 23 (in ritardo vergognoso) e finito a mezzanotte e mezza. Poi siamo stati in compagnia di parecchi spettatori che si sono fermati a lungo. Poco prima delle 2, Paolo naturalmente è ripartito per “Prao”, perchè doveva finire entro oggi le voci per il disco nuovo, ma soprattutto perché è un pazzo: non posso pensarlo avventurarsi nel maledetto tratto Bologna-Firenze, e per di più di notte, e per di più da solo. Disgraziato. Io invece sto qui, al caldo, su un lettone che è un orgoglioso reperto degli anni Settanta, ha la radio incorporata nella testiera, anche se non funziona più. Mi pare di ricordarla: controllo la marca, è una “Europhon”, non esiste più, stava vicino Linate ed era mio padre a rifornirla dei componenti elettronici. Questa radio qui, che ho dietro la testa, l'ha messa insieme mio padre con la sua energia convulsa, col suo ottimismo indomabile. Dovevo fare tutta questa strada, dovevo leggere la sua fine stasera per ritrovare qualcosa di lui qui, in questo angolo di mondo dove non ero mai stato, in questa stanza improbabile, indescrivibile, un accampamento di zingari eppure accogliente. Accogliente. Più vado avanti, più mi convinco che tutto ci chiama, ci attira e non possiamo far nulla per resistere. Prossima tappa Formia, il 21 dicembre. Ho già in testa la scaletta.

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