di Matteo Ceron, IL GAZZETTINO DI TREVISO 13/01/08
Vivace dibattito in Consiglio. Le minoranze mettono sotto accusa il primo cittadino per la mancanza di una sede per l’Associazione
Castelfranco
La Gomierato dice "sì" al Buenaventura. Dice sì, ben inteso, non a dare una sede al circolo, ma quantomeno a dare la possibilità al direttivo dell'associazione di visionare alcuni stabili comunali. Poi si vedrà. Messo alle strette in Consiglio comunale, il sindaco alla fine ha ceduto. Dopo il reiterarsi dinieghi, fin da aprile, quando c'erano stati i primi contatti tra il Buenaventura ed il Comune, ora si è aperto uno spiraglio. L'altra sera, il Consiglio comunale aveva un unico punto all'ordine del giorno: il Buenaventura; senza una sede dall'1 di gennaio. Il circolo era stato assurto alla discussione politica su richiesta delle minoranze. Che sono arrivate con l'intenzione di non portare a casa solamente belle parole: il gruppo dell'Unione aveva già pronta una risoluzione, con l'approvazione della quale il sindaco e la sua giunta si sarebbero assunti l'onere di mostrare alcuni edifici comunali al Buenaventura, che poi avrebbe valutato se insediarvi la propria sede. Da sottolineare: dal circolo non avevano mai parlato di finanziamenti comunali per riadattare un immobile, semmai avevano proposto di farlo a proprie spese. Ma finora l'amministrazione comunale non aveva voluto sentirci: aveva giustificato il proprio "no" dando per scontato che il Circolo Culturale Buenaventura non avesse la capacità economica di sostenere il restauro degli stabili comunali su cui aveva posato gli occhi (ad esempio l'ex sala contrattazioni, nei pressi del foro boario). E per questo non aveva mai neppure ipotizzato la possibilità di far visionare qualche posto all'associazione. Ma venerdì sera la sala consiliare è gremita. La discussione è subito aspra. Berardino Spaliviero (Unione) punta il dito contro il sindaco perché ha parlato del Buenaventura come di un gruppo di imprenditori, quindi capace di autofinanziarsi e che quindi ha da continuare a rivolgersi ai privati per la propria sede e non al Comune. Spaliviero: "Parlare di imprenditori privati che si devono rivolgere alle associazioni di categoria, signor sindaco, alludendo ad attività lucrative ed ad interessi privati, rasenta la maldicenza e la provocazione, a meno che quello che risulta ostico accettare non sia proprio il fatto che qualcuno si spenda gratuitamente per realizzare un luogo libero ed indipendente di incontro e di scambi culturali, e nello specifico per i giovani, senza vantaggi personali e la monetizzazione dell'impegno". Gomierato: "La parola imprenditore non è una parolaccia. Io l'ho usata per la stima che ho rispetto alla capacità di far diventare cultura un'attività che si autogestisce senza bisogno di assistenza". Durante la seduta si susseguono interventi della maggioranza che, in sostanza, giustifica la propria resistenza a dare una sede al circolo perché "ci sono tante altre associazioni a cui va riconosciuta pari dignità e che chiedono spazi", per dirla con le parole del capogruppo di Vivere Castelfranco, Renato Tesser. Ma gli affondi dai banchi delle minoranze continuano, finché si arriva alla resa dei conti: il voto della risoluzione presentata dall'Unione. Vivere tenta un colpo di coda: approvarla, ma togliendo alcune parole cruciali. La risoluzione dell'Unione diceva: "Si impegna il Sindaco ad individuare, di concerto con i rappresentanti dell'Associazione, gli immobili di proprietà comunale dismessi o facilmente recuperabili, che presentino caratteristiche adeguate ad ospitare l'associazione stessa". La maggioranza vuole togliere il "di concerto con i rappresentanti dell'associazione"; in parole povere facendo diventare la risoluzione carta straccia. O quasi. Scoppia il putiferio. Livio Frattin (Unione) non ci sta e non vuole votare. Colpo di scena: alla fine Vivere cede e approva una risoluzione in cui al posto dell'espressione "di concerto" si inserisce un più blando "coinvolgendo i rappresentanti dell'Associazione", che però non cambia la sostanza.